I componenti  della famiglia Bera, secondo me, presentano tutte le caratteristiche dei Langhetti: originali, creativi, avventurosi e radicati profondamente nella terra, lavoratori tenaci e amanti del buon vivere, aperti alle nuove conoscenze e testimoni delle tradizioni, riservati e disponibili, ciascuno di loro contribuisce a costituire l’insieme di una famiglia forte e dinamica.

La cantina è creazione recente di questa generazione, è giovane più del più giovane dei Bera, era sogno della generazione precedente ora realizzato, da far crescere e affermare. La cura dedicata alle vigne finalmente si manifesta e conclude nella produzione dei vini (altrettanto seguiti) che a me piacciono molto, ad esempio da loro si trova il Dolcetto invecchiato straordinario e raro.

La loro cucina è buonissima, vi consiglio di sperimentarla mentre acquistate il vino!

Giovanna


Il Bosseto: la cantina della famiglia Bera

La famiglia

Il cognome Bera pare derivi dall’ inglese Bear (orso) si ha notizia di una famiglia nobile calata in Italia intorno all’ anno 1000, al seguito delle invasioni barbariche: proveniva dal nord Europa forse dalla Germania o forse dall’ Inghilterra e il suo stemma era appunto un orso, simbolo di potenza, fierezza, astuzia ma anche di crudeltà di durezza e di regalità: fino all’800 era l’orso il re degli animali. Un embrione di questa famiglia si è sviluppato nelle Langhe e noi deriviamo da esso: siamo due fratelli, due sorelle e la mamma accomunati dall’ amore per la terra, la vite e il vino.

L’azienda vitivinicola Il Bosseto

Il Bosseto

Prende il nome dal bosso, un arbusto spontaneo dell’area mediterranea, è un sempreverde con delle piccole foglie ovali lucide e profumate. Il bosso è elemento fondamentale sia dei “giardini all’italiana o giardini formali” caratterizzati da forme geometriche sia “dell’arte topiaria” che realizza figure animali o comunque ricche di particolari complessi, ottenute con sapienti potature dell’arbusto e costante cura. Un esempio tra tutti sono i giardini del castello di Boboli a Firenze, molto in piccolo ce ne sono tracce anche intorno ai castelli delle Langhe (Govone, Serralunga, Magliano Alfieri), un tempo circondava anche le vecchie chiese ed era utilizzato come siepe per delimitare gli spazi nei giardini- orti dei monasteri. L’ azienda è in effetti è collocata nello spazio dove un tempo esisteva un potente Monastero dedicato a S. Alessandro.

Il bosso è un arbusto che cresce lentamente, è paziente e tenace, qualità che noi apprezziamo e cerchiamo di fare nostre.

L’azienda

è situata tra il confine di Trezzo Tinella e Treiso ed è quasi interamente coltivata a vite. La maggior parte degli impianti sono recenti e nel predisporli abbiamo cercato di lasciare piante e arredi esistenti per rispetto verso chi ci ha preceduti e per non impoverire ulteriormente il paesaggio. Nelle vigne esistono piante di pere Madernassa, mele antiche, muriche, pesche a pasta bianca; ci sono ancora i grandi tini in cemento che servivano per miscelare il verderame con la calce e i pozzi scavati nel tufo che fornivano l’ acqua alla famiglia; ci sono alcuni muretti in pietra e la sota: un piccolo stagno dove si allevavano le carpe. Le vigne sono circondate dalle rocche, i calanchi tipici delle Langhe dove crescono querce, gaggie (robinie), olmi e pini. Il Bosseto è orientato verso una coltivazione biologica, da anni non usiamo più diserbanti e i trattamenti sono a base di verderame e zolfo per  coltivare i vitigni tipici di questa zona: Moscato, Dolcetto, Nascetta

I nostri vini: particolarità, aneddoti e ricordi.

Il Moscato

MoscatoFino a pochi anni fa non aveva la popolarità che ha adesso ma la nostra famiglia lo ha sempre coltivato: i nonni paterni provenivano da Castagnole e da Castiglione Tinella, paesi nel quali questo vitigno è sempre stato presente. Uno dei nostri ricordi da bambini è legato al succo dolcissimo che filtrava lento dai sacchi olandesi. Si cominciava a filtrare pochi giorni dopo della vendemmia, verso la fine di ottobre e più l’ uva era dolce e più il mosto aveva bisogno di essere filtrato. I sacchi olandesi si intasavano sovente e così le donne, dopo cena uscivano nell’ aria frizzante e ventosa di metà autunno e li lavavano in grandi mastelli vicino alla cisterna. Il Moscato si beveva soprattutto in estate o in occasioni particolari come quando veniva il parroco a benedire, le poche famiglie del paese che lo producevano garantivano alle due parrocchie il vino per le celebrazioni dato il basso contenuto alcolico.

L’appezzamento di vigne Moscato è stato impiantato nel 1953 con i filari stretti che a malapena ci passava un bue: non amiamo sentircelo dire ma a volte rasentiamo il masochismo, poiché tutti i lavori debbono essere svolti manualmente non essendoci abbastanza spazio – tra un filare e l’altro – per il trattore.

Ora noi produciamo vino Moscato D.O.C.G.( Denominazione di Origine Controllata Garantita)  detto a tappo raso per distinguerlo dallo spumante, e abbiamo chiamato Ambrosia quello ottenuto da un mosto di uve stramature… l’ abbiamo chiamato Ambrosia come era chiamato il nettare degli dei.

Il Dolcetto

DolcettoE’ un vitigno autoctono delle Langhe e del Monferrato, a bacca rossa e le sue D.O.C. ( Denominazione di Origine Controllata)  prendono il nome dalle zone di coltivazione, ad esempio Dolcetto d’Alba, Dolcetto di Dogliani. È un’ uva delicata, difficile, esigente sia in vigna che in cantina. Il nome è ingannevole probabilmente gli deriva dal sapore degli acini, quelli sì, dolci e zuccherini. Il Dolcetto è un vino elegante, appagante, un vino a tutto pasto. A metà del secolo scorso era il vino più apprezzato, amabile, meno impattante e corposo del Barbera. Nelle famiglie di questa zona i parti avvenivano in casa e dopo il lieto evento si festeggiava sempre con un bicchiere di Dolcetto e anzi sei il nato era un maschio che garantiva la continuazione del cognome, arrivato magari dopo una o due femmine, era lo suocero che lo offrirà alla nuora. Quando i particolari (ITALIANO?), in Primavera venivano a comprare le damigiane di Dolcetto da imbottigliare nella luna nuova di Marzo, pretendevano il pranzo a base di bollito abbondantemente accompagnato dal Dolcetto dell’annata precedente.

Il Bosseto produce un Dolcetto novello e uno invecchiato. L’uva del Dolcetto sovente ha problemi di cascola: una volta non si sprecava niente e i vendemmiatori prima di recidere Il grappolo si cautelavano usando la votazza dove far cadere gli acini che si staccavano. Ai bambini veniva comandato di ripassare il sotto-fila e salvare il poco che era rimasto: gli infelici confidavano nelle galline.

Il Nascetta

NascettaE’ un vino bianco dal un gusto minerale, era già presente su queste colline coltivata con altri vitigni a bacca bianca, , magari col Timorasso, il Malvasia, e il Livertiin così aspro che le massaie dell’alta Langa lo usavano al posto del Caglio, per anni queste uve sono state pigiate assieme così quando si è scoperta la potenzialità di questo vitigno nessuno più ricordava come si doveva vinificare.

Oggi sono pochi gli agricoltori che lo coltivano: di terra per impiantare nuovi vigneti non ce n’è più.  Ogni produttore, ora, vinifica in modi diversi: sul mercato ci sono Nascetta diverse tra di loro e questo è un valore aggiunto.

Informazioni tecniche dettagliate http://www.ilbosseto.it/

Merenda “sinoira”

Ora le Langhe sono una terra invidiata dal mondo per i vini, il tartufo, le nocciole, il paesaggio, ma fino agli anni ‘70 la realtà economica di questi paesi era ben diversa, tutte le famiglie allevavano, maiali, polli e conigli e avevano bisogno di prati e di grano. I prati si falciano soprattutto d’Estate, il grano si miete solo d’Estate e l’Estate era la stagione più faticosa, il lavoro manuale era tanto e gravoso. le persone che lavoravano nei campi sfruttavano tutte le ore di luce e per sostenersi avevano bisogno di cibo.  La “massaia” dedita a sorvegliare i bambini e le covate, a metà pomeriggio preparava il cestino e lo portava agli uomini e alle donne che sudavano nei campi. Queste “merende sinoire” erano consumate più tardi di quelle canoniche ed erano a base di cibi sostanziosi, abbondanti e facilmente reperibili.

Noi avevamo il vino Moscato e le uova, la nonna preparava uno zabaglione freddo: in una ciotola sbatteva i tuorli di 10 uova con lo zucchero, a questa crema arancione aggiungeva le chiare montate a neve e ci versava dentro una bottiglia di Moscato fresco. Ogni presente aveva diritto a una scodella nella quale intingeva le fette di pane, dopo la merenda i lavoratori riprendevano le loro mansioni fino al crepuscolo ora di cena. Ora ai clienti che vengono in Cantina riproponiamo queste merende per ospitalità, perché i vini sono legati a doppio filo ai prodotti del territorio, perché il cibo rinsalda conoscenze e rafforza i legami. I piatti sono quelli tradizionali: minestre, gnocchi, marmellate, uova in carpione, friciulin (frittelle di patate), frittate con erbe selvatiche, bagnet (salse) e bunet (budino).

Venite a trovarci, vi aspettiamo!

Marinella Bera

Le Cattedrali Sotterranee … del vino?

Ci sono cattedrali sotto gli occhi di tutti perché le loro guglie puntano al cielo, Milano, Colonia, Westminster …, e ve ne sono altre che si sviluppano sottoterra e se non te lo dicono e se poi non scendi e vi entri proprio non le vedi. Succede a Canelli nell’Astigiano, capitale dello spumante italiano da quando nel 1850 Carlo Gancia vi importò il metodo “champenoise” dalla Francia.

Recentemente ribattezzate “Cattedrali Sotterranee”, poiché presentano: navate – deambulatori – transetti e si aprono in ampie crociere proprio come le Grandi Cattedrali costruite in superficie, sono autentici capolavori di architettura realizzati in mattoni a vista dentro il tufo delle colline.

La loro spettacolare bellezza, la loro unicità e storicità, composte da gallerie, cunicoli, lunghi corridoi e ampie volte valorizzate da un sapiente gioco di luci che sottolinea il monumentale lavoro di scavo e mette in risalto, in alcuni punti, il tufo di Canelli.

Edificate con ogni probabilità a partire dal XVIII secolo come piccole cantine di conservazione, rimaneggiate e ingrandite nel corso dei secoli fino alle ristrutturazioni e alle sistemazioni moderne, si sviluppano nel sottosuolo di Canelli. Le cattedrali, 15 chilometri di gallerie che arrivano fino a 40 metri di profondità, sono state strappate al tufo per conservare i prodotti della terra, ma anche il sale e tutto quello che viaggiava sulla via per Savona e Vado Ligure, storici sbocchi al mare di Canelli che fungeva da snodo commerciale.

Il vino nel tempo ha presto preso il sopravvento su tutto, il tufo calcareo di Canelli è un prezioso alleato: duro da picconare e incredibilmente stabile, funge da perfetto isolante termico, mantenendo un’umidità costante e una temperatura tra i 12 e i 14 gradi, condizioni ideale per l’affinamento dei grandi vini. Per questo, a partire dalla seconda metà dell’800 e durante i primi anni del XX secolo, sotto la città di Canelli vennero scavati diversi chilometri di gallerie. Nelle gallerie non avveniva soltanto lo stoccaggio e l’affinamento dei vini, ma l’intero processo di vinificazione i cui resti (presse, sistemi di filtraggio, tini, botti, macchinari) sono ancora oggi visibili a tangibile ricordo di un tempo passato.

In alcune di queste Cattedrali-cantine (ricordiamo che l’oscurità durante le delicate e lunghe fasi di lavorazione protegge il vino) si producono ancora oggi i più prestigiosi Spumanti con il Metodo classico, a me è capitato durante una visita e può succedere anche a voi di vedere “il cantiniere” lavorare su ogni singola bottiglia (sono molte migliaia) alloggiata nelle “pupitres”, in sintesi le lavorazioni che si svolgono in questi ambienti:

In summary, these are the main stages that are carried out in the production of the wine:

  • le bottiglie vivono la prima fase della loro permanenza in cantina con la “presa di spuma”, quando il vino acquisisce dalla fermentazione il “perlage” e la complessità del bouquet.
  • In seguito le bottiglie vengono trasferite sulle “puprites”, i cavalletti di legno diventati il simbolo del Metodo Classico. Qui ogni giorno il cantiniere ruota di un quarto di giro ogni bottiglia e la inclina lievemente verso l’alto perché i sedimenti si depositino nel collo.
  • Il processo continua con il “degorgement” in cui viene delicatamente tolto il tappo della bottiglia per eliminare il sedimento e nell’ultima fase viene aggiunto il “liqueur d’expedition”, un dosaggio segreto di vini, zucchero di canna e altri ingredienti, che danno l’impronta di stile a ciascuno di questi spumanti.

Le “Cattedrali Sotterranee”,  per la loro bellezza e importanza, sono state riconosciute dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità, nell’ambito dei “Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe – Roero e Monferrato”.

Vi suggerisco di sperimentare di persona la magia di questi luoghi unici e incantevoli!

Al momento sono visitabili su appuntamento:

Sito Prenotazioni
BOSCA cantine@bosca.it
CONTRATTO visite@contratto.it
GANCIA franco.ferrero@gancia.it
COPPO www.coppo.it/cantine

 

Buona visita e degustazioni!

Giovanna

Sono andata ad assistere al rito dell’Accensione del 73° Fiammifero sotto l’alambicco a fuoco diretto nella
distilleria Levi a Neive. Tante emozioni e sollecitazione dei cinque sensi!
C’era proprio tutto: la magia del luogo, il rito del fuoco, la banda, le poesie e i disegni di Romano Levi, le
etichette delle grappe che lui disegnava singolarmente e spesso dedicava, le cose buone da assaggiare…Da
qui il desiderio di far conoscere questa straordinaria realtà alle tante persone speciali che leggono il nostro
blog.
Buona lettura e un brindisi “virtuale” con le grappe della distilleria Levi!
Giovanna

La Donna Selvatica delle Langhe e le grappe di Romano Levi

Il Comune di Neive si trova al centro della strada Romantica di Langa, il più articolato con i suoi 100
chilometri dei percorsi per scoprire questa terra affascinante. Un territorio che custodisce tradizioni antiche,
come quella della leggendaria Donna Selvatica. Un’immagine che riconciliava nella figura femminile il
conflitto tra uomo e natura, al confine con la mitologia e reso poi celebre oltre ai confini delle Langhe dalle
etichette disegnate dal “ Grappaiolo angelico” Romano Levi di Neive.

 

La Donna Selvatica

Un antico racconto della Salige descrive le Donne Selvatiche delle Langhe come “figure ricorrenti nelle
saghe dell’arco alpino, che rappresentano le radici più profonde, corporee e istintuali del femminile:
l’archetipo di una natura libera e selvaggia, incontaminata dal disagio della civiltà”.
La “Donna Selvatica” si caratterizzava, all’interno della società contadina delle Langhe, come portatrice di
una cultura che affondava le sue radici nella notte dei tempi, in stretto contatto con la natura e i suoi
segreti, con i mestieri legati alla stagionalità, con la saggezza dei vecchi che si inframmezzava con la
religiosità popolare e scaramantica.
Nell’immaginario collettivo delle Langhe la figura della “Donna Selvatica” è sempre stata forte e presente:
una donna difficilmente inquadrabile nelle convenzioni sociali dominanti, per nulla attenta alle apparenze e
restia al conformismo imperante nelle campagne; una donna indipendente, fiera, autonoma e in grado di
badare a se stessa e, il più delle volte, agli altri; una donna, quindi, archetipo delle difficoltà e delle gioie,
degli stenti materiali e delle ricchezze spirituali della vita contadina immutata nei secoli.
Il mito di Donna Selvatica è stato poi ripreso e reso famoso da Romano Levi, produttore artigianale di
grappe d’autore, poeta e disegnatore di etichette, una celebrità a Neive. Per lui le Donne Selvatiche sono
visioni, ricordi del passato, di quando andava a scuola a piedi e sfiorava per strada “donne belle e
scarmigliate, un po’ pazze, un po’ streghe, un po’ fate”.

Romano Levi le racconta così le “Donne Selvatiche”

“Da ragazzino andavo a scuola attraversando le vigne. Tra i filari c’erano spesso “ i ciabòt”,
minuscoli ripari dove i vignaioli e i contadini si rifugiavano… Io passavo di lì al mattino e a volte
vedevo sbucare da questi ripari donne belle e scarmigliate, un po’ pazze, solitarie, che vivevano
spesso ai margini della società paesana. Erano misteriose, senza vincoli, sparivano e poi
tornavano, un po’ streghe e un po’ fate.
Erano libere, come dovrebbero essere tutte le donne per vivere la parte migliore della vita”.
Le grappe di Lidia e Romano Levi

“Faccio grappa: il sangue di fuoco, i morsi di vita, la poesia sono tuoi.”
Romano Levi

Per oltre sessant’anni, i fratelli Lidia e Romano Levi, continuando la tradizione dei loro antenati, hanno
prodotto una Grappa unica, a tutti nota come “La Grappa della Donna Selvatica”. Non è solo un distillato di
vinacce, ma anche l’arte espressa da Lidia nelle composizioni di erbe immerse nelle bottiglie o da Romano
nelle etichette poetiche, disegnate a mano.

“La Donna Selvatica scavalica le colline” – “La Donna Selvatica scavalica tutti i confini”
Romano Levi





Le grappe riescono superbe e lui fa la ‘riverenza’ nelle etichette che scrive con certosina sapienza a
mano, e che dedica. I nomi fermano nel tempo il suo fantastico amore a Donne decorose e indecorose,
selvatiche, ascendenti e discendenti, che scavalicano colline, che si lasciano toccare e non, coi capelli
d’oro d’argento”. Luigi Veronelli (enologo, cuoco, gastronomo, e scrittore)
http:/www.lacucinaitaliana.it/storie/luoghi/luigi-veronelli-cucina-vino-olio-storia/

La casa-distilleria dei Levi, è oggi un Museo vivo e produttivo della Grappa, una vera e propria isola del
tempo, in cui il Genius Loci di Romano Levi, aleggia ovunque nell’arte, nei modi e nei tempi di lavoro, negli
oggetti semplici ed essenziali, nei profumi e nella serenità.
http://www.distilleriaromanolevi.com/romano-levi/#la-distilleria
http://www.distilleriaromanolevi.com/romano-levi/
https://www.facebook.com/DistilleriaRomanoLevi

La tenuta Monfalletto Cordero di Montezemolo si distingue per molte ragioni: la storia, la cantina, i vini, la vista sulle dolci colline della frazione Annunziata di La Morra, l’ospitalità…

I primi nostri ospiti (2007) sono stati accolti e guidati nelle degustazioni con grande cortesia e competenza, sono stati accompagnati al superbo cedro del Libano che svetta sul colle Monfalletto e durante il percorso nelle vigne hanno visto le diverse tecniche colturali specifiche di ogni vigneto, allora tutto questo era assolutamente insolito e da allora prosegue…per la gioia dei nostri ospiti.

Aggiungo solo che noi amiamo in modo particolare il “Barolo chinato” da loro prodotto in quantità ridotte a base di autentico Barolo, in casa nostra non c’è pranzo importante che non si concluda con un bicchiere di Barolo chinato prodotto dalla cantina Cordero di Montezemolo.

Giovanna

Storia

La tenuta Monfalletto Cordero di Montezemolo vanta una storia secolare. Le sue origini ci portano fino al 3 aprile 1340 quando Pietrino Falletti, grazie ad un prestito concesso al comune di Alba, diventa proprietario del comune di La Morra. La famiglia, in questi lunghi secoli, accresce i suoi domini, li vende, li smembra, li perde, gli eredita e così via attraverso la comparsa e scomparsa di vari rami famigliari in tutta la regione Piemonte. La proprietà delle terre di La Morra, per quanto variate in consistenza, si protrae tuttavia per sedici generazioni, dal 1340 sino al trapasso della contessa Luigia Falletti di Rodello avvenuto nel 1941. Estintosi il ramo famigliare la proprietà passa al più stretto erede legittimo Paolo Cordero di Montezemolo nipote della contessa, padre dell’attuale titolare Giovanni e Cordero di Montezemolo che tutt’ora conduce l’azienda insieme ai figlie Elena ed Alberto.

Azienda Agricola Monfalletto

Il cedro

Sulla sommità del colle Monfalletto, maestoso, imponente, venerando, si innalza un cedro del Libano; può essere scorto da qualunque punto dei confini che circoscrivono la zona di coltivazione delle uve nebbiolo per la produzione del vino Barolo; dal luogo in cui sorge, vicendevolmente, si possono distinguere i punti caratteristici, gli avvallamenti, il profilo dei colli mediante i quali, tutto intorno, questi confini possono essere individuati offrendo così la possibilità di valutare l’estensione della zona.
L’albero fa parte della storia e delle tradizioni di queste terre; fu posto a dimora da Costanzo Falletti di Rodello ed Eulalia Della Chiesa di Cervignasco a ricordo delle loro nozze celebrate nel 1856 e quale simbolo del loro amore per la terra

Vigneti

Tutti i vigneti sono disposti in un corpo unico di 30 ettari attorno alla cascina, fatta eccezione del vigneto Enrico VI, situato a Castiglion Falletto, e da essi si ottengono esclusivamente vini a denominazione d’origine, Docg e Doc.
Il Nebbiolo utilizzato per la produzione del vino Barolo rappresenta la metà della superficie coltivata e lo storico fiore all’occhiello dell’azienda. Altri vini importanti sono Dolcetto d’Alba, Langhe Arneis, Barbera d’Alba e Langhe Chardonnay “Elioro”.
La tenuta si trova in posizione strategica al centro della zona del Barolo, con ottime esposizioni e altitudini per una corretta maturazione di tutte le varietà d’uva. La cantina è stata ristrutturata nell’arco dei dieci anni a cavallo del nuovo millennio e oggi rappresenta un esempio di una corretta integrazione architettonica all’interno del paesaggio circostante, dove geometrie rurali e moderne si fondono armonicamente.

I vini

  • Langhe Arneis
  • Langhe Chardonnay
  • Montezemolo brut
  • Dolcetto d’Alba
  • Langhe Nebbiolo
  • Barbera d’Alba
  • Barolo Monfalletto
  • Barolo Enrico VI
  • Barolo Gattera

Le langhe

L’area collinare delle Langhe si estende tra i confini del Roero e i confini dell’astigiano.Segnate dal caratteristico andamento parallelo dei crinali e delle valli da cui, con tutta probabilità, prende origine anche la denominazione (Langhe =langue=lingue di terra).
Da sempre questa è una terra di grandi vini, infatti sulle colline della bassa langa, la vite è quasi l’unica coltivazione presente, con una distesa di vigneti che offre all’occhio un panorama davvero eccezionale.

Le Langhe hanno come centro principale , storico e geografico la città di Alba, importante polo commerciale ed industriale della provincia ma anche punto di partenza e di arrivo degli itinerari dei paesi vicini.

Moccagatta_coleIl paese di Barbaresco è facilmente riconoscibile dalla torre di avvistamento (XI sec.) a pianta quadrata, probabilmente l’edificio apparteneva a un sistema di torri di avvistamento che si erano sviluppate lungo il fiume Tanaro sul territorio delle città fra Asti e Alba, patrimonio del Ducato del Monferrato.

Dalla sommità della torre è possibile scorgere tutti i paesi circostanti, il corso del fiume Tanaro, Alba, Cherasco da un lato, Asti dall’altro. Il più famoso dei vini prodotti nel territorio comunale è il Barbaresco che ha preso il nome dal paese e lo ha reso famoso.

Una curiosità “il porto”, scendendo la lunga scalinata che si vede dalla torre si arriva al luogo dove (prima della costruzione del ponte sul Tanaro) il traghettatore “portnè nella lingua locale” traghettava persone, animali e cose.

 

Cantina Moccagatta

Moccagatta_bric balinSergio e Francesco Minuto con i rispettivi figli Martina e Stefano continuano l’attività del padre Mario che nel 1952 ereditò la cascina Moccagatta. In 12 ettari vitati tra Barbaresco e Neive sono coltivati Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Chardonnay per produrre 65 mila bottiglie all’anno. La ricerca dell’equilibrio produttivo e una particolare cura delle piante dalla potatura al diradamento estivo dei grappoli, uniti all’uso di moderne strutture e attrezzature di cantina sono fondamentali per l’ottenimento di vini di qualità.

Moccagatta_bric balin buschet

I tre vigneti per il Barbaresco sono molto caratterizzati dalla zona di provenienza. Il Basarin a Neive ha un terreno più ricco in sabbia che lo rende più elegante e profumato, il Bric Balin a Barbaresco nella sottozona Muncagota ha un terreno argilloso che dà potenza e frutto, il Cole, più vicino al centro di Barbaresco è complesso, potente e concentrato grazie all’argilla bluastra delle Marne di Sant’Agata.

I VINI 

moccagatta_degustazioneBarbaresco

Barbaresco Basarin

Barbaresco Bric Balin

Barbaresco Cole

Langhe Nebbiolo

Barbera d’Alba

Dolcetto d’Alba

Langhe Chardonnay Buschet

VISITE E DEGUSTAZIONI SU PRENOTAZIONE

moccagatta_cantina bottiglieMOCCAGATTA

Strada Rabajà, 46 – 12050 Barbaresco (CN) Italia

Tel 0039 0173 635228 – Fax 0039 0173 635279

e-mail: info@moccagatta.eu – www.moccagatta.eu

Arte e riciclo delle vecchie cose

034La mia amica Ann è troppo modesta, ciò che crea è Arte riciclando vecchie cose, infatti non voleva il titolo da me proposto e che io uso egualmente. Questa esile donna ha una forza straordinaria (anche fisica), ha fatto lavori da muratore per la sua casa e il suo splendido giardino, la sua “vista è immediatamente creativa” quando vede le cose – il più delle volte giudicate inutili dalle persone- lei già li trasforma in opere d’Arte anche utili.

Giovanna

Una donna inglese nelle Langhe

Ann

Vivo nelle Langhe dal 2003, il trasferimento dall’Inghilterra ha comportato ovviamente una modifica dello stile di vita e tante nuove esperienze e conoscenze, penso che da qui sia emersa la creatività che era sepolta dentro di me e quindi non ne ero consapevole.

La prima sfida incontrata qui è stata la ristrutturazione (era pre- Internet) della casa contadina che avevamo acquistato, ho esplorato I paesi vicini e le case abbandonate e anche alcune città alla ricerca dei materiali tipici che desideravo usare, quindi ho visto e catalogato nella mia testa molte cose.

Subito dopo ho “messo mano” materialmente anche nel terreno circostante la casa che un pò per volta è diventato il mio speciale giardino anglo-italiano. Durante i lavori ho messo in magazzino vecchie e belle cose che non ho utilizzato, fatto lunghe passeggiate durante le quali guardando le case-cose abbandonate avevo una stretta al cuore a quella vista, da qui è nata una nuova avventura che si è coniugata con la mia avversione totale al concetto di usa e getta.

La passione per le cose di un tempo.

Guardando le tante vecchie case abbandonate, qui nelle Langhe, con le finestre rotte, persiane a malapena appese, attrezzature agricole arrugginite, reliquie del passato lasciate ai topi o in attesa di essere bruciate, cuore e cervello hanno iniziato a “carburare”.

Le cose che guardavo il più delle volte erano state fatte a mano con sapienza e impiegando molto tempo, erano fatte con buoni materiali per resistere alla prova del tempo e anche per avere la possibilità di ripararle e farle durare ancora di più ed erano belle, infine le modificazioni prodotte sia dal passare del tempo sia dagli eventi atmosferici, ai miei occhi li hanno rese ancora più belle!Molte di queste cose non sono più riparabili e quello che lo sono non sono più utilizzabili nella loro forma originale in questa società.

La mia nuova avventura e passione è quella di dare nuova vita a questi pezzi di legno un po’ marciti e metallo arrugginito, con creatività e fantasia li trasformo in un oggetto unico-contemporaneo-utilizzabile.

Opere/oggetti

P1020525-2Ganci arrugginiti: sono diventati un portacandela.

011
Parti di rastrello sono diventati un porta-piatti.

075
Parti di uno scaldaletto sono diventate un porta asciugamani

014
Molle di un materasso e pezzi di un carro sono diventati un lampadario.

Vecchie cerniere di ferro sono diventate una cornice. Parti di porte, finestre, persiane sono diventate un tavolo e un armadio….sono diventati pezzi unici ed esclusivi da inserire in una parete e in giardino.

Alcune delle mie realizzazioni sono esposte nel Museo del riciclo dentro il municipio di Camo nell’ambito del Museo a cielo aperto http://www.cascinabricchetto.it/it/dove-siamo/arte-nelle-langhe/

il museo è visitabile tutte le mattine ed io sarei felice di accompagnarvi concordandolo. Altre opere sono in mostra nel ristorante Verderame a Castiglion Tinella, i pezzi più grandi sono visibili nella mia casa.

Ann Stefani

100-1Contatti: annstefani@tiscali.it cell. + 39 3202698492

 

Vini del Monferrato

Vi presento una bella-giovane-antica- azienda che produce ottimi vini nel vicino Monferrato. La conoscenza deriva dal mio grande amore per la Barbera d’Asti e dall’incontro iniziale entusiasmante con Claudio.

Gli ospiti che sono stati da loro per una visita con degustazione sono stati felici sia per la ricca degustazione sia per la calorosa accoglienza e ancora per la grande competenza di Claudio.

L’azienda Duilio Da Casto

La nostra è una piccola realtà a conduzione familiare che si tramanda ormai da 5 generazioni. 

I nostri 7 ettari di vigneto sono situati in parte in Frazione Vianoce ed in parte in frazione Salere tutti nel comune di Agliano Terme, da sempre individuato come uno dei terroir più vocati per la produzione di uve Barbera

Mio padre Duilio si occupa dei vigneti, il vero cuore pulsante della nostra azienda, con il prezioso aiuto di mia madre Gabriella e mio zio Felice. Io, terminati gli studi in Viticoltura ed Enologia, ora faccio del mio meglio in cantina per vinificare e condurre i vini verso la giusta direzione nella maniera più semplice e naturale possibile. 

La semplicità e la ricerca costante della qualità sono la filosofia della nostra azienda, che produce vino credendo fermamente nel proprio lavoro, ispirata da sani valori, quelli che i nostri avi ci hanno trasmesso.

Claudio Dacasto

Vini prodotti

  • Monferrato Bianco Arneis “Vianus”
  • Vino Rosato “Vianus Rosè”
  • Piemonte Chardonnay “Bourg”
  • Barbera d’Asti
  • Barbera d’Asti Superiore “Camp Riond”
  • Monferrato Rosso “Forestiero”
  • Vino Spumante Metodo Classico Brut “Quattro”

Cantina, vigneti e sala degustazione – Fraz. Vianoce n.26, 14041 Agliano Terme

Sala degustazione e vigneti – Fraz. Salere n.57, 14041 Agliano Terme

Tel. +393339828612
www.dacastoduilio.com
info@dacastoduilio.com

Da aprile a ottobre tutti i giorni dalle 17 alle 19, il resto dell’anno su prenotazione; è gradito breve preavviso telefonico

Degustazioni su prenotazione: +393339828612

Lingue parlate

Italiano, Inglese, Francese

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